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MERANO. Mobilità, sicurezza e informazione sono i punti su cui 25 rappresentanti delle diverse anime meranesi hanno messo l’accento nel corso delle interviste condotte da Fraunhofer Italia Research, divisione tutta altoatesina di una delle maggiori società di ricerca applicata in Europa. Scopo delle interviste, realizzare un libretto dei desideri, un vademecum per la realizzazione del progetto MeranoSmart, la cosiddetta “città intelligente”. Alla recente presentazione erano presenti, oltre alla schiera di conoscitori della città e delle sue dinamiche di gestione, i ricercatori e il direttore di Fraunhofer, il coordinatore di Startbase Merano Mario Marcone, l’assessore all’innovazione Diego Zanella e il presidente della cooperativa sociale Independent L., Enzo Dellantonio.

Innanzitutto Merano deve capire quale tipo di smart city vuole essere. Le esperienze nel mondo sono variegate, si passa dalla green city alla città della comunità e alla città degli affari. «Punteremo sulla mobilità», risponde Zanella. «A tutti noi intervistati è sembrata il punto di partenza ideale. Si parla di lampioni intelligenti a led che possano commisurare l’intensità luminosa a seconda del passaggio (come già succede in via Vogelweide) o captare e inviare informazioni a proposito di incidenti, qualità dell’aria e altro. Oppure di nuove stazioni di ricarica per auto elettriche, o di semafori che si adattino al flusso del traffico, o ancora di apparecchiature “conta-automobili” che aiutino la collega Rohrer nella gestione della rete viaria cittadina. Altro capitolo del libretto dei desideri che ha preso forma con le interviste è quello della fibra ottica. In maggio redigeremo il progetto esecutivo che poi riprenderò insieme all’Azienda servizi municipalizzati, per un vero e proprio piano industriale pluriennale di trasformazione della città in base alle esigenze di chi la abita, con un investimento di alcune decine di milioni di euro».

Nei prossimi mesi, quindi, Merano diventerà un cantiere a cielo aperto col proprio “cervello” nel cantiere comunale Mestech (Merano Smart Tech community, il progetto dello spazio di coworking Startbase Merano), dove è previsto l’insediamento di 15 piccole aziende tecnologiche a lavorare sulla smart city. L’investimento della mano pubblica è infatti finalizzato anche alla creazione di lavoro di alto profilo in realtà dell’industria leggera negli ambiti della comunicazione e della sensoristica. «Una città intelligente senza finire in balìa delle aziende cinesi che hanno preso il controllo del mercato mondiale: saranno gli altoatesini e le aziende attratte nel territorio, come la milanese Intergic, a lavorare sulle esigenze dei meranesi, rendendo la nostra città un polo di attrazione anche per professionisti di alto livello. Un esempio di applicazione? Si potrà usare Alexa, l’assistente personale di Amazon (come “Siri” per Apple, ndr), per farsi leggere i contenuti di un sito, magari per conoscere gli orari di apertura di un ufficio comunale». Destinatari saranno, in questo caso, tutti coloro che hanno difficoltà a leggere lo schermo di uno smartphone. La città intelligente servirà a parificare i suoi abitanti, come commenta Dellantonio: «Il digitale, se usato in modo inclusivo, è uno strumento per superare le differenze. L’Alto Adige, e in generale l’Italia, è agli albori della digitalizzazione, nonostante lo smartphone possa ormai essere considerato una parte di noi, ben più che una propaggine. Ben vengano le tecnologie che integrate nella città possono sensibilmente assimilare a quella di tutti gli altri la quotidianità di chi, per esempio, cerca un parcheggio per disabili».

 

Articolo tratto dall’Alto Adige del 14/04/18 link

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